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FUKUOKA

Masanobu FUKUOKA, iniziata la sua carriera come scienziato in agricoltura, ha poi rifiutato l’industria agraria e per decenni ha perfezionato la sua tecnica cosiddetta del “non fare”  a base di poche pratiche di buon senso, ma eliminando totalmente l’uso di fertilizzanti, lavorazioni del terreno, pesticidi e fatiche inutili. La dimostrazione materiale dell’efficacia di questo metodo non è bastata a convincere gli innumerevoli seguaci del fare tecnologico e qui, alla fine del suo viaggio per il mondo insieme alle palline d’argilla piene di semi, Fukuoka lancia il monito che la natura è Dio e lo fa con la logica della lotta giapponese, che dice qualcosa per aprire la strada a un’altra dimensione della vita. Mostrando come diventare seminatori del deserto, “La rivoluzione di Dio” spinge a muoversi, ciascuno a suo modo, in un cammino spirituale e terrestre insieme.

BOZZA DI UNO STATUTO UMANO PERL IL XXI SECOLO

La felicità umana

Nel XXI secolo tutti devono arrivare alla vera felicità. Se nel XX secolo l’uomo si è trovato nel suo peggiore stato di degenerazione è perché l’umanità ha perso di vista la vera felicità.

Cos’è la vera felicità? In igni epoca, la vera felicità e la massima gioia si rivelano quando il mondo è in pace e l’uomo può vivere libero in modo naturale.

Il senso del valore della sua vita comincia quando l’uomo si risveglia alla gioia della vita che è nascosta dentro di lui e, sotto la protezione di Dio, partecipa alle benedizioni della natura.

Il secolo XXI sarà un’epoca che comincia con la consapevolezza di sè dell’individuo e si perfezionerà attraverso questa consapevolezza.

Le scienze della natura e la civiltà opulenta, cominciate da un’erronea concezione umana della natura, hanno lasciato sulla terra solo le cicatrici della distruzione naturale; e lo sviluppo delle scienze umane e della cultura non hanno fatto altro che soddisfare la superbia della conoscenza umana.

Ciò che possiamo intravedere del futuro del globo è la disintegrazione e la distruzione dello spirito umano, la perdita di vegetazione, la degradazione del suolo, le crisi alimentari e l’esaurimento delle risorse. In ogni aspetto della vita la situazione appare disperata.

Eppure, l’arrogante conoscenza umana s’illude di poter mantenere le attuali condizioni e svilupparle ancora di più, mentre tutti, compresi i peggiori nemici, sono sulla stessa barca, in balia di una rapida corrente, trascinati verso l’abisso della disperazione.

Ritorno alla natura del non fare

L’uomo deve tornare alla natura e vivere attenendosi fedelmente alla vita della natura.

Quando l’uomo si allontana da lei e si mette in proprio, la sorgente della sua vita e della sua gioia si secca e l’unica cosa che gli resta è l’autodistruzione.

A questo riguardo, la felicità e la gioia umana non sono qualcosa che si possa cercare e trovare fuori di sé, ma si devono trovare in se stessi attraverso la coscienza di sé. In ogni epoca non esiste altro modo per l’uomo che non sia quello di vivere incondizionatamente, entrando nella volontà del creatore che governa il funzionamento della natura, obbedendo alla provvidenza di Dio, e sforzandosi di comprendere la verità assoluta. Questo significa partecipare al lavoro di Dio che è la natura.

Quando l’uomo ha mangiato il frutto dell’Albero della Conoscenza, è diventato insoddisfatto della volontà di Dio, ha iniziato a cercare la felicità perfetta, e ha lasciato il paradiso terrestre per vagare nella confusione, si è messo su un sentiero difficile, sperando di risolvere il disordine che si è tirato addosso con lo studio e di soddisfare i suoi desideri.

Eppure, non c’è salvezza in quella direzione.

La gioia e la felicità di questo mondo, così come la verità, il bene e la bellezza, non stanno là dove la gente le cerca. Sono state rese complete nel sentiero originale, nella natura. La salute fisica, la libertà di spirito e la gratuità materiale che l’uomo insegue sono tutte nel palmo della sua mano. Senza rendersene conto, si è inorgoglito della scienza umana e ha abbandonato l’abbraccio della natura (l’essere figlio di Dio). Come conseguenza ha perso di vista tutte le cose e ha solo corso qua e là inseguendo furiosamente delle illusioni.

La questione non è se l’uomo sulla terra creerà un paradiso o un inferno ma piuttosto quando e perché ha perso di vista il cielo e confuso l’inferno con il paradiso. Qunado si compiace che la scienza umana è superiore alla natura e cerca di strumentalizzare la natura, questa molto facilmente si perde.

Al suo posto, resta solo un diluvio di falsi beni, imperfetti perché non sono naturali. Da oggetti adulterati possiamo solo ottenere una falsa gioia. Se tentiamo di mantenere una pace fittizia, la pace si allontanerà sempre di più da noi e ci dirigeremo solo verso tempi turbolenti con sempre più inganni e astuzie.

Nella ricerca dell’origine della vita umana, si è sviluppata una scienza della vita, ma quanto più l’uomo cerca di far luce sull’essenza del vivere, tanto più perde di vista il suo vero valore.

Il fatto che quanto più adoriamo gli dei e i Budda, tanto più loro si allontanano da noi, è basato sullo stesso principio. Non c’è altro modo per tornare tra le braccia di Dio che quello di tornare a se stessi e alla natura e la maniera per far questo è non far nulla.

Vivere nell’ignoranza

L’uomo s’illude di poter sapere tutto con la sua conoscenza discriminante, e non può fare a meno di essere superbo, ma la scienza umana non serve a nulla per comprendere Dio e la verità assoluta. Anche se diciamo che, in confronto agli altri esseri viventi, l’uomo ha la mente più raffinata, attrezzato con un computer della massima precisione, questo non lo rende il migliore degli esseri viventi. Al contrario, è stato esiliato da Dio ed è un animale brutto e cattivo a confronto di altri esseri viventi. In generale, possiamo dire che la scienza umana si è sviluppata perchè l’uomo è stato separato da Dio e ha perso la sapienza divina, si è tagliato fuori dalla natura e ha dovuto vivere seguendo la propria intelligenza.

La tragedia umana e della terra è iniziata quando la conoscenza discriminante ha separato Dio e l’uomo e questi è diventato un oppositore della natura. Ma, in origine questo non deve essere stato un mondo di relatività. Da quando l’uomo lo ha reso un mondo di relatività con la sua scienza umana, ha semplicemente smesso di doversi preoccupare di opporsi dialetticamente con contraddizioni e conflitti.

Quando il pensiero umano è stato modellato dalle idee di spazio e tempo, l’uomo si è differenziato completamente dagli altri esseri viventi. Però il tempo, che la scienza umana ha compreso e confermato, è tempo umano, non è tempo cosmico, né tempo di Dio che lo trascende. Il tempo umano fatto di passato, presente e futuro dell’uomo è condensato in questo unico minuto secondo presente adesso. Per il fatto che gli altri esseri viventi vivono con Dio, in un tempo cosmico, oltre il tempo e lo spazio,  non sono in balia di concetti relativi forgiati da una microvisione delle cose, sballottati qua e là alternando gioia e tristezza.

Per incontrare il secolo XXI, dobbiamo abbandonare l’idea che ci è consentito usare e controllare la natura con la conoscenza umana.

La natura non è un qualcosa che si oppone all’uomo ma è la nostra vera madre. Un atto stupido come offendere nostra madre, quando siamo ancora nel suo ventre, sarebbe solo suicida.

L’uomo con la sua scienza non crea qualcosa dal nulla. Il massimo che può fare è cambiare la forma delle cose e distruggerle.

La grandezza della natura è la grandezza di Dio. Possiamo solo dire che la verità assoluta, l’autorità di Dio, che regna su tutta la terra, non prevede comunque nessun intervento o giudizio da parte della conoscenza umana.

Tutte le cose della natura sono una grande orchestra sinfonica che suona sotto la bacchetta di una natura distaccata. E l’uomo non può conoscere il nome del direttore. Non può nemmeno sapere perché la verità, il bene e la bellezza hanno formato un insieme completo unito in un abbraccio anche in un solo fiore.

L’unica cosa che dobbiamo imparare e capire realmente, è quanto ignorante sia l’uomo.

La scienza non è un qualcosa da apprezzare. Una conoscenza del genere non è noente più di una piccola lampada che uomini confusi, che hanno perso di vista la conoscenza di Dio, hanno appeso in una oscura grotta di ignoranza.

Vivere nel non far nulla

Vivere nella natura senza conoscenza né azioni è la vita adatta per l’uomo, secondo la volontà di Dio. Però, agli occhi del mondo, non far nulla sembra noioso e la gente può solo considerarlo senza senso.

La gente crede indubbiamente che le attività culturali, come dedicarsi all’arte o alla letteratura o farsi assorbire dallo sport, offrano uno splendido scopo alla vita. E’ parere comune che la carriera accademica, nella quale si offre l’intera propria esistenza per i progressi della civiltà, sia un lavoro prezioso.

Eppure, strettamente parlando, anche attività come queste, che sembrano lavori di grande valore, sono lontane dal vero sentiero dell’uomo e sono solo divertimenti. Per metterla in modo ancora più radicale, non sono altro che diversioni per distrarre l’uomo dalla sua noia, giacché ha perso di vista cos’è una vita umana di reale valore.

La vera cultura esiste dentro ognuno di noi. Non è un “uccellino azzurro della felicità” che si può cercare di acchiappare fuori di sé.

La gente tende a pensare che le attività culturali siano un mezzo utile per la formazione del carattere e che l’avanzamento della civiltà sia un barometro della felicità, ma un mezzo resta sempre e solo un mezzo. La gente non si perfeziona e la felicità non è incrementata dall’avanzamento della civiltà. La civiltà moderna è un uccellino azzurro senza un cuore.

In nome della “professione”, la gente viene divisa e uccisa. Anche gli sport e l’arte drammatica sono diventate professioni e gli spettatori cercano di non far caso al tempo che gli è rubato.

Nell’arte drammatica non c’è alcun valore. Le persone di valore e la natura diventano solo dramma o immagini. Attualmente i divertimenti, che fanno passare il tempo in un vuoto senza valori, sono diventati una grande industria. Il fatto che la gente resti assorbita in attività del tempo libero è la prova di quanto sia stanca del proprio lavoro e fino a che punto ha perso del tempo che valeva la pena vivere.

Sullo stesso principio si basa la contraddizione secondo la quale, nella misura in cui un paese si impegna ad assicurare una vita abbondante e pacifica alla propria gente con la ricchezza nazionale e la forza militare, la gente del paese soffrirà di un senso di povertà e vedrà aumentare il proprio disagio e la paura.

Nella misura in cui si cerca l’abbondanza e la pace fuori di sé, la si perderà. L’abbondanza è una carota che penzola davanti al muso di un cavallo.

Viviamo una volta sola e c’è solo un tempo. Il tempo diviso in tempo di studio, tempo di lavoro e tempo di gioco, che è usato da noi stessi e da altri, e diventa un sacrificio, non è più tempo vero. E’ tempo umano fabbricato e non possiamo recuperare il tempo perduto.

Proprio come ha detto Gesù, l’uomo deve vivere come gli uccelli o i fiori del campo, ma da quando è venuta l’idea di far crescere le piante attraverso la coltivazione, l’uomo è fuggito da una vita del non fare niente. Ha scavato ferro e carbone e ha pompato petrolio dal sottosuolo, sviluppando le industrie primarie. Trasformando questi materiali ha creato le industrie secondarie e poi ha inventato l’industria terziaria dei servizi. Adesso fiorisce l’industria della memoria artificiale e noi ci siamo tuffati in una nuova era dell’informazione, nella quale dei robot pensanti compongono pezzi musicali, suonano il pianoforte e cantano. Ma alla fine, cosa ha realizzato l’uomo con queste cose?

A chi hanno dedicato il tempo gli ingegneri che hanno passato tutta la vita costruendo robot?

La gente perde tutto il tempo della vita che gli è stato dato in attività, facendo varie cose. A prima vista queste attività sembrano riempire la massima parte dell’esistenza della gente, ma dobbiamo riconoscere che in realtà il tempo viene assorbito e scompare in mezzo a loro.

Questo serve da esempio per tutto il resto. La felicità non ci raggiunge più presto, e la gioia non ce la danno le automobili. Le auto sembrano mezzi per accelerare il tempo e accorciare le distanze ma, al contrario, creano esseri umani legati al tempo e che soffrono di impazienza e irrequietezza. Ne consegue che più la gente inventa cose che vanno veloci, più tempo perde.

Se l’uomo vola nello spazio non sarà capace di giocare in un mondo infinito. Non farà altro che trasformare lo spazio in una piccola brutta stella.

Nessuna delle azioni umane è utile per dominare o guadagnare il tempo. Piuttosto sono incatenate al tempo umano il che rende impossibile per l’uomo muoversi.  Se cerca di guadagnar tempo non farà che perderlo.

Non c’è altro modo che dedicarsi a non fare niente e a vivere in un tempo e in uno spazio infinito.

Vivere senza possedere niente

La gente del XXI secolo deve mettere completamente da parte la tendenza attuale di considerare la materia come se fosse tutto e adottare l’idea di non avere possessi materiali, né scorte infinite.

Il senso di non possedere niente nasce dal fatto che non c’è niente di valore in questo mondo.

Sono passati circa 10.000 anni da quando è cominciata la vita culturale dell’uomo. I concetti che si sono affermati in questo tempo si sono basati sul fermo convincimento che il valore risiede nelle cose materiali e che la razza umana può progredire fabbricando cose.

Francamente, tutte le cose escogitate con la conoscenza umana e fatte usando la natura con l’aggiunta delle azioni umane, sono false montature. Fondamentalmente, sono cose completamente inutili e senza alcun valore. Perché questo? Le cose non naturali sono sempre imperfette, danno sempre all’uomo una falsa felicità e non fanno altro che portarlo lontano dalla sua strada.

In altre parole, se vediamo che le cose che hanno valore solo dopo che sono state create le condizioni che le hanno rese necessarie, il valore di queste cose svanirà da sé.

In agricoltura, per esempio quando il terreno coltivabile muore, diventano necessarie le macchine sarchiatrici. Quando il suolo è impoverito diventano utili i fertilizzanti e quando crescono piante deboli e malate, acquistano valore i diserbanti e i pesticidi. Nessuno dei materiali usati in agricoltura è assolutamente necessario. Acquistano valore solo quando la natura va in rovina. Il fatto che, quando la natura è al suo meglio, diventano completamente inutili, è dimostrato dal metodo dell’agricoltura naturale.

La parola “cose” comprende non solo gli oggetti materiali ma anche le azioni e la scienza umana. Fondamentalmente la scienza e le tecniche agrarie acquistarono importanza solo dopo che l’uomo scelse di seguire metodi di coltivazioni innaturali.

Quando ritornerà alla natura e a un giusto modo di vivere, tutte le cose, le scienze e le azioni diventeranno inutili e senza senso. Questo è vero in ogni caso.

I filosofi greci dicevano che all’uomo bastano i cinque elementi essenziali: luce, aria, fuoco, acqua e terra e che sono tutti a disposizione nel nostro focolare domestico, che è l’universo. Ma possiamo anche dire che persino quell’universo è un mondo di sogni. Possiamo dire che tutte le cose sono inutili e ritornano al nulla.

Le “cose” di cui parlo qui, nel Buddismo sono chiamate colore. Le parole di Budda Sakyamuni, quando dichiarò che tutte le cose, colore (come materiali)  e anche le cose immateriali come lo spirito, sono vanità e vuoto, ci hanno insegnato che entrambe, mente e materia, sono essenzialmente una cosa sola e che tutte sono senza valore. Egli stava affermando che tutta la scienza e il pensiero umano riguardo all’esistenza sono sbagliati.

Ma, tremila anni dopo, l’uomo è incapace di comprendere queste parole. Non ha capito il grande amore insegnato da Cristo, né è riuscito a seguire il consiglio di Socrate: “Conosci te stesso”. Anche se l’Islam dice che c’è un solo Dio, i cristiani e i buddisti non seguono i suoi insegnamenti. A causa dell’attuale alluvione di punti di vista conflittuali  e dell’eccesso di informazione, l’uomo è sempre più confuso e tutto il genere umano ha cominciato a precipitarsi in massa verso l’orlo della distruzione.

La questione se l’uomo abbia o meno un futuro dipende da se è capace o meno di prendere l’audace decisione copernicana di tornare alla natura e non fare niente.

(La prova sarà se o meno la gente riuscirà a formulare uno statuto umano per il XXI secolo.)

Ora voglio gridare: “Chi è che calpesta e trasforma in spazzatura il Paradiso Terrestre?”

Più dello stupido che per ignoranza taglia un albero, il grande peccatore è l’uomo saggio che sa meglio, ma acconsente.