Piove. Guardo dalla finestra l’acqua spostata dalle macchine e ne seguo il deflusso. Penso che in Inghilterra non potrei vivere né tantomeno nelle città fredde e piovose del nord Italia. Preferisco il nostro clima, le nostre colline, i nostri paesi, la nostra terra.
Rifletto: ma come è vista dagli occhi di un turista la nostra zona? Si leggerà nei suoi occhi lo stesso senso di bellezza che resta nell’anima del viaggiatore alla vista delle colline toscane o marchigiane? Mah. Mi metto in discussione. Prendo la macchina, direzione Colletorto. Accantono l’anima dell’abitudine, del consueto, del già visto. Indosso quella del viaggiatore, predisposta a stupirsi delle cose che vede.
Alla comodità delle strade rettilinee si sostituiscono curve, salite, discese. Invece di imprecare per non avere una strada veloce, mi godo la sua tortuosità e la moderata velocità è pretesto per osservare il paesaggio. Lungo il tragitto vedo degli alberi con un tronco a tre rami, alberi artificiali, pali eolici che accompagnano il lento declivio delle colline. La strada passa accanto a due di questi, altissimi, bianchi con bande orizzontali rosse, tanto vicini alla strada che i rami arrivano a sfiorare l’auto.
Le nuove generazioni non vedranno queste colline senza “alberi artificiali”, per loro questi “alberi” saranno integrati nel paesaggio, costituiranno essi stessi il paesaggio. Convivranno con tutte queste “novità” e le giustificheranno in qualche modo come il prezzo da pagare in nome del progresso.
Improvvisamente mi viene in mente che ci potrà essere un’altra pesante alterazione del paesaggio: la paventata centrale nucleare non molto distante dal nostro territorio. Preso da questa riflessione mi accorgo che l’anima del viaggiatore indossata fino a poco tempo prima mi ha abbandonato inesorabilmente lasciandomi cupo, riflessivo e critico. Mi pongo la domanda: ma come si fa a giustificare la realizzazione di una centrale nucleare in nome del progresso? A me hanno insegnato che il progresso, per essere tale, deve portare benefici a tutti senza che le generazioni future debbano, per questo, pagare un pesante tributo. E poi il tutto si deve affrontare con un semplice bilancio: vantaggi contro svantaggi.
Faccio un semplice esempio: i telefoni cellulari. Quindici anni fa, chi poteva pensare che le distanze sarebbero state eliminate da una semplice telefonata? Che potevamo raggiungere un nostro caro in qualsiasi posto del mondo e a qualsiasi ora per dire semplicemente “come stai ?” Dopo quindici anni il telefonino è a portata di tutti.
Il prezzo da pagare? La nostra vita privata, il nostro tempo libero. Il rimedio? Facile, si spegne il telefonino e ci si “isola dal mondo”. Alla fine dei conti il bilancio è senz’altro positivo.
Rifaccio lo stesso discorso prendendo ad oggetto la centrale nucleare. Un vantaggio indubbio è quello di avere tanta energia disponibile per tutte le attività che ne necessitano. Non penserò più a ridurre gli sprechi, a stare attento a spegnere la luce, ecc.. Probabilmente i costi dell’energia diminuiranno (probabilmente!!!) a vantaggio di tutta la collettività. Ma qual’è il prezzo da pagare? Il reattore sovietico ci ha già fatto vedere a cosa si va incontro in caso di incidente. Malformazioni genetiche causate dalla radioattività. Nuove generazioni che portano ancora oggi i segni del disastro. E se anche non si verificasse alcun incidente? Resta il problema dello smaltimento delle scorie. Dove verranno stipate? Chi sarà disposto a detenere queste bombe ecologiche?
Fiducioso che i nostri governanti si siano posti il problema, penso: ma si, le nuove centrali saranno sicure, saranno di nuova generazione, altro che quelle sovietiche ormai vecchie e malandate. E poi, se pensano di ricorrere al nucleare vorrà dire che la situazione energetica italiana è al collasso. Dipendere da altri stati non è sempre facile, ci vuole diplomazia. Ma noi abbiamo super ministri che in materia ne sanno tanto. Purtroppo però mi viene in mente l’intervista rilasciata a Report di Rai Tre del ministro Scajola che alla domanda “…. quante centrali sono necessarie in Italia?” ha fornito una risposta certa, secca ed esaustiva: “…. verranno realizzate 4, 5, 6 o 7 centrali nucleari”. Alla faccia dei dati certi del programma energetico nazionale!! Ma dico: una cosa è realizzare 4 centrali nucleari, ben altra cosa è realizzarne 7. C’è una differenza di miliardi di euro. E questo mi ha fatto capire una cosa: i nostri governanti non sanno di quanta energia abbiamo bisogno. E’ solo un maledettissimo alibi per far introitare miliardi di euro alle solite imprese (vedi ponte sullo stretto) che dovranno realizzare le centrali.
E’ molto più facile realizzare centrali nucleari con la scusa dell’elevato fabbisogno energetico piuttosto che ridurre tale fabbisogno. Faccio una semplice constatazione: che necessità avrei di produrre 100 se a me serve 40? Non sarebbe molto più giusto fare una seria politica energetica sulle energie rinnovabili che mira a dare incentivi effettivi alle persone e non alle multinazionali? Non sarebbe produttivo incentivare imprese che producono materiali da costruzione che permettono di realizzare edifici a bassissimo consumo energetico? Non sarebbe produttivo finanziare la ricerca sull’utilizzo di altre fonti energetiche (le maree, le correnti marine, ecc…) che, anche se con un rendimento meno elevato rispetto al nucleare, hanno sicuramente meno rischi e non producono scorie radioattive?
Sono fiero di appartenere a quella categoria di persone che preferiscono risparmiare energia, che acquistano cose che per il loro utilizzo ne richiedono poca. Sono fiero di usare il vecchio spazzolino da denti, non quello elettrico.
Gianluigi Fantetti dal mensile “la fonte” n°1 gennaio 2010



























MONTENERO DI BISACCIA. Un parco fotovoltaico di ultima generazione che suscita l’ammirazione di quanti sostengono le energie rinnovabili. Sarà inaugurato sabato 23 gennaio alle 12.30 l’impianto sito in contrada Pozzo Sterparo. Si trova a circa tre chilometri a nord-est dell’abitato ed è stato realizzato dalla Web Italia Energie Rinnovabili srl. I lavori sono iniziati nello scorso giugno e il costo complessivo dell’opera supera di poco i dieci milioni di euro. Arrivando a Montenero da più angolazioni è visibile la distesa ampia 20mila metri quadri di pannelli solari color antracite, posati su quattro ettari e mezzo di terreno.http://www.monteneronline.it/fotonews/2010/gen10/impiantosolare.jpg A pieno regime l’impianto dovrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di circa 1000 famiglie, più o meno la metà di quelle residenti in paese, avendo una potenza nominale di 2,7 megawatt.
Per i lavori sono state impiegate anche maestranze locali e, in particolare, alcuni elettricisti monteneresi si sono consorziati per sostenere un appalto altrimenti fuori della portata dei singoli artigiani. Sempre del posto diversi tecnici professionisti che hanno collaborato al progetto.
L’impianto di Pozzo Sterparo è solo il primo ad essere costruito sul territorio montenerese. Altri insediamenti sono in programma e da parte dei proprietari c’è un crescente interesse a cedere i terreni, ricavandone redditi oggi divenuti impensabili con le tradizionali colture del posto. R. d’A.
Il Quotidiano del Molise 20 gennaio 2010