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chi mena il 'can per l'aia'

Un piccolo comune come il nostro di 2.400 anime vive gli stessi problemi di tutti gli altri comuni di analoghe dimensioni, fatte le dovute differenze di latitudine e longitudine. Un piccolo comune come il nostro non ha bisogno di politici di rango e di professione, capaci di racimolare qualche milione di finanziamenti all’anno con i quali fare le campagne elettorali, in un sistema che si autosostiene. Un piccolo paese come il nostro ha bisogno di persone volenterose, di buon senso, anche senza alcuna esperienza ma con una buona carica di entusiasmo e disponibilità.

Sono le piccole cose, vissute nella partecipazione quotidiana a creare un tessuto sano e vitale che porta alla soluzione dei grandi problemi come ad esempio lo smaltimento rifiuti, il risparmio idrico e energetico, la mobilità, la solidarietà come assistenza sociale.

Le grandi questioni della ricostruzione, delle infrastrutture, che pure sono importanti ci costringono e ci abituano a vivere la nostra vita in un clima ‘emergenziale’, di bisogno, di attesa di quell’intervento esterno, dall’alto che risolverà i nostri problemi, con il risultato che i problemi si accentuano e la nostra aspettativa di un futuro migliore si affievolisce ogni giorno fino ad arrivare alla rassegnazione ed alla depressione.

A quelli che hanno come scopo esistenziale della loro vita quello di rompere i coglioni al prossimo con le loro pretese di identità, territorialità, professionalità e competenza vorrei rivolgere questo semplice e sincero invito: sotterriamo l’ascia e rimbocchiamoci le maniche per uscire da una situazione emergenziale e di merda che si sta incancrenendo; è uno sforzo di umiltà che possiamo fare per ricominciare dalle piccole cose.

Se questa amministrazione ha la volontà dichiarata e manifesta di operare in questa direzione troverà da parte mia, e penso da molti altri, tutta la disponibilità; se così non è, allora è meglio che lasci ad altri la possibilità di provarci!

L’esperienza di questo piccolo comune piemontese vale più di mille parole.

CHIAVERANO (Torino) - Dice di non essere invidioso degli altri assessori. Il collega Simone Garziera ha i lavori pubblici, l’urbanistica, l’agricoltura, l’ambiente… Il collega Gianluca Caserio si occupa di cultura, sport, scuola, ecologia, trasporti… Lui, Nicola Moscato, anni 33, professione artigiano giardiniere, è “Assessore alle Piccole Cose”. “All’inizio – ammette – ci sono rimasto male. Quando il sindaco mi ha consegnato questo assessorato, con un nome che può anche fare ridere, ho pensato: allora conto davvero poco. Poi ho scoperto una cosa importante: in un Comune che ha pochi soldi, si riescono a fare solo le piccole cose. Altra osservazione: le piccole cose riguardano ogni branca del Comune. Conclusione: mi sono accorto di essere, forse, l’assessore più importante”. 

Sali sulle prime colline del “più grande anfiteatro morenico d’Europa”, all’imbocco della Valle d’Aosta, e scopri che ci sono paesi dove si fa politica in modo nuovo copiando semplicemente la politica di un tempo: chi amministra, non solo a parole, si mette al servizio del cittadino. Qui a Chiaverano puoi chiamare l’assessore alle nove della sera se si fulmina la lampadina del lampione, e se non hai tempo di andare in Comune quando il sindaco riceve puoi chiamare il primo cittadino a casa tua: la mattina presto o dopo cena. 

Il sindaco, Maurizio Fiorentini, 51 anni, informatico, quasi si scusa. “Nessuno di noi, prima di giugno, quando siamo stati eletti, aveva fatto politica. Eravamo e siamo ancora inesperti. Ci sono settori con deleghe precise: l’urbanistica, la cultura, la scuola… Nomini l’assessore e sei a posto. Ma in paese c’era bisogno di una figura nuova: una persona che fosse sempre a disposizione dei cittadini. Chi arriva qui o telefona per segnalare un guasto o un problema, vuole avere risposte, e non è che ogni volta puoi riunire la giunta o il Consiglio comunale. E’ per questo che ho inventato l’assessorato alle Piccole cose e l’ho affidato a una persona, il Moscato, che sa cosa vuol dire lavorare. Anch’io, del resto, cerco il contatto diretto con i cittadini. Riesco a riceverli in Comune solo il mercoledì e il sabato, perché con uno stipendio di 700 euro netti al mese non posso certo abbandonare la mia professione. Ma chi non può venire nei giorni giusti può chiamarmi a casa sua. E io ci vado, al mattino prima delle 8 o la sera dopo le 21. Un caffè e si comincia a parlare. Una lite fra vicini, la richiesta di pagare a rate la tassa sul pattume perché gli affari vanno male… Gli inviti a domicilio non mancano: il numero del mio cellulare è sul sito del Comune”.

Lo stipendio dell’assessore Nicola Moscato è di 160 euro (netti) al mese. “E non ho – dice – un momento libero. La segretaria comunale dà il mio numero a tutti. C’è anche chi arriva in municipio e compila un modulo semplicissimo, con la “richiesta di intervento”. 
Ecco, guardi qui. In vicolo Buffo c’è un tratto di scala senza protezione. Manca una luce in via della Vittoria. La signora G. mi dice che il suo terreno è stato rovinato dai cinghiali…”. Non conosce il suo “collega” televisivo, l’assessore romagnolo alle Varie ed Eventuali Palmiro Cangini. “Qui, con le varie ed eventuali che capitano ogni giorno, c’è poco da ridere. Abbiamo fatto anche cose importanti. Abbiamo ripulito il rio della Serra, pieno di rovi e infestanti. Abbiamo messo a posto il cimitero. Su tre lati è circondato dal bosco, e le piante entravano dentro, mettendo in pericolo i muri di recinzione e anche i tombini. Una cosa l’ho capita, in questi primi mesi: non esistono problemi piccoli. Se manca la ghiaia sul vialetto del cimitero, se un sacco di pattume è lasciato su un prato, per chi va a trovare i suoi cari o per chi abita accanto al prato quello è “il problema”, e va risolto”. 

Adesso bisogna ripulire un campeggio abbandonato da cinque anni, portando in discarica roulotte e camper ormai marciti. C’è da sistemare il campo da calcio, trovare una sala per i ragazzi del paese, dare retta agli anziani che avrebbero bisogno di un salone dove giocare a carte e bere un caffè… “Mi sto dando da fare con la raccolta differenziata. Siamo già al 71% ma si deve migliorare. C’è ancora chi mette la plastica nella campana del vetro”. Quarto – e ultimo – assessore, nella giunta di Chiaverano, è Maurizio Tentarelli, 38 anni, con delega “alle Persone”. “Avendo già lo stipendio da operaio – dice – al Comune costo 80 euro al mese. Adesso sono in cassa integrazione, così ho tutto il tempo di aiutare l’assessore alle Piccole cose”. 

Duemiladuecento abitanti in tutto, ma sembra che nessuno possa fare a meno del Comune. “Non c’è un minuto libero e non ci possiamo nemmeno lamentare: non ce l’ha ordinato il medico, di presentarci alle elezioni”. di Jenner Meletti   repubblica.it

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