OLTRE a quella amministrativa, in
senso stretto, l’elezione del prossimo
sindaco di Termoli di valenza ne ha
un’altra: geopolitica.
Le due questioni, tra loro, sono intimamente
connesse. Partendo da Termoli
il Molise potrà rialzare la testa, rifilando
una batosta a Michele Iorio e, allo
stesso tempo, operando un bilanciamento
geopolitico che vede il baricentro regionale
spostato nemmeno su Campobasso
ma addirittura su Isernia.
Quando, agli inizi degli anni ’60, Girolamo
La Penna immaginò la trasformazione
industriale del basso Molise la barattò
- la storia è nota – con l’istituzione
della provincia di Isernia, privando così
Termoli di una sua dignità istituzionale
che la vede, oggi, il capoluogo inespresso
e potenziale della nostra Regione. I
notabili democristiani, e tra questi Bruno
Vecchiarelli in particolare, ma spalleggiato
in questo anche da Giacomo
Sedati, decisero insieme all’ex sindacalista
della Cisl (La Penna) che doveva
andare in quel modo: a Termoli l’industria
- leggi Fiat – e ad Isernia il ruolo
di seconda provincia. Al basso Molise,
conseguentemente, tocco un blocco sociale
popolare e operaio, di matrice comunista
ma che votava DC; nell’area
pentra, conseguentemente, fiorì una burocrazia
parassitaria e inutile, come
tutte le burocrazie, appoggiata su un
blocco sociale borghese nel senso peggiore
del termine. Questi due blocchi,
operaio da un lato e borghese dall’altro,
produttivo l’uno e parassitario l’altro,
hanno portato nel tempo, lentamente e
progressivamente, alla inesorabile morte
di Termoli ed alla affermazione di
Isernia. In questo, la parte determinante,
è stata la morte dei partiti di stampo
classico, travolti dal crollo del Muro
che, oltre alla libertà, ha fatto passare
molta sbobba politica indigesta. Quella
che oggi, in larga parte, governa la regione,
parvenu frutto di improvvisazione
e colpi di culo.
Oggi, quindi, Termoli non può permettersi
un sindaco che sia, sostanzialmente,
un atto di colonialismo isernino,
un sindaco, per capirci, imposto da Michele
Iorio. Lo scriviamo con il massimo
rispetto per la gente pentra e per la città
d’Isernia, verso cui non nutriamo alcun
senso di ostilità, persuasi come siamo
che l’una e l’altra avrebbero solo da
guadagnare nello sbarazzarsi dei politicanti
che quell’area oggi produce. Gente
che alla prova del voto, quello vero con
un nome e cognome scritti in bella grafia,
non raccoglierebbe consensi nemmeno
per la presidenza di una bocciofila.
Il caso del tonitruante e rancoroso senatore
Di Giacomo, crediamo, sia un
esempio non solo per il Molise ma per
tutto il mondo occidentale.
Se Di Giacomo è l’esempio di chi, di
voto, a malapena dispone solo del proprio,
Iorio è invece il modello contrario,
quello di chi di voti ne fa incetta a destra
e a manca. L’esercizio continuo di
un potere nato da un ribaltone – non dimentichiamo
che questo lorsignore stava
nel centrosinistra – ha fatto di Iorio
un collettore formidabile di voti. Ma,
come il Muro, anche Iorio è destinato a
crollare e a seppellire di macerie tutto il
suo mondo. Tuttavia questo auspicabile
momento della storia molisana non può
essere atteso come un intervento divino
ma va provocato, facilitato e agevolato.
L’elezione del sindaco di Termoli, in
questo, è una formidabile occasione. Disarticolare
il sistema di potere messo in
piedi da Iorio è un imperativo che oggi
passa dalla strada per Termoli. La cittadina
adriatica può essere, se vuole, la
Stalingrado di Iorio. I nomi che il Palazzo
propone, quelli graditi al presidentissimo,
sono politici decotti e bolliti,
mazze di scopa buone a spazzare la
stanza per il gran capo. Questi nomi,
uno ad uno, e tutti insieme, rappresentano
un veleno a rilascio lento per Termoli.
Sono pronti, lorsignori, a fare il
gioco isernino, aggettivo dispregiativo
(sia detto per i duri di comprendonio)
che vale esclusivamente in termini politici.
Siamo certi, ad esempio, che il sindaco
che Iorio gradisce dovrà essere
uno che agevoli il processo di desertificazione
di quella zona industriale che
La Penna immaginò in funzione dei ceti
popolari e non delle grandi multinazionali
dell’energia. Cosa si nasconde dietro
alla vicenda «Zuccherificio», «Salsificio
» e via enumerando. Forse la salvezza
di quelle filiere alimentari che ad
essi sono collegate? Nemmeno per sogno.
O forse la salvezza degli operai che
lavorano in quei comparti? Nemmeno a
parlarne. Ciò che interessa è l’acquisizione
di quei terreni dove quelle industrie
stanno piantate. Terreni da destinare
ad altre industrie, quelle che producono
energia. Il sogno di La Penna, se
così può chiamarsi, di portare lavoro
alle masse elettorali in cambio del consenso,
allora sarà morto per sempre. Il
basso Molise, complice il sindaco di Termoli,
se questi sarà espressione di Iorio,
verrà definitivamente venduto ai signori
dell’energia.
C’è un solo modo per impedirlo, eleggere
un uomo (o una donna) che non sia
riconducibile a Iorio. Le amministrative
termolesi, in questo senso, sono una
sorta di referendum tra chi vuole un
basso Molise colonizzato e chi lo immagina
libero. Tra un coacervo di affaristi
messi insieme dagli interessi e un blocco
sociale trasversale e autenticamente
popolare. Da Termoli può partire la liberazione
del Molise, ma ci vuole coraggio
e fantasia. Termoli è, in questo momento,
l’avamposto della libertà. Auguriamoci
che diventi la Stalingrado di Iorio.
Pasquale Di Bello
Nei miei lontani e vaghi ricordi (anni 70) della città di Termoli una cosa più di ogni altra mi affiora: soprattutto nel periodo estivo, camminando sul primo o sul secondo corso, l’idioma più parlato era il tedesco dei turisti che, forse già allora, amavano più di noi questa terra. Termoli aveva un’indiscussa vocazione turistica che è stata sacrificata per un’assai meno felice destinazione “industriale” con gli effetti che possiamo vedere tutti. Quanta ricchezza si sarebbe creata sviluppando concretamente e sapientemente quella vocazione vera, sana e naturale invece dei due o tremila lavoratori “a termine” fiat? leggi tutto . . .